Eredità matrilineareL’eredità matrilineare trasmessa di madre in figlia

Per ognuno di noi, il punto di partenza su questo pianeta è stata nostra madre, la matrice che ci ha accolto [dal latino matrix «madre, utero»]. Alle spalle della nostra mamma, se allarghiamo lo sguardo indietro nel tempo, vediamo profilarsi tutte le donne che l’hanno preceduta, che hanno camminato sulla Terra permettendo anche il nostro arrivo. Così facendo ci viene data l’opportunità di scorgere le dinamiche, i legami, i dolori e le ricchezze che ci sono stati tramandati, e allo stesso di cominciare a comprenderne il senso.

Mi piace partire dal corpo, da quello che ci racconta. Questo racconto potrebbe cominciare in utero, nell’utero di una nonna qualsiasi, che sta accogliendo l’embrione di una donna che sarà a sua volta madre. In questo embrione prendono forma le ovaie e i follicoli che accompagneranno la nuova nata durante tutta la sua vita, che creeranno tutti i cicli e i figli a venire. Durante la gestazione infatti, il corredo genetico è già costituito, sostenuto dall’ambiente materno che gli trasmette la sua eredità, le sensazioni vissute, le memorie interne.

Quando la madre diventa adulta, i suoi follicoli si sveglieranno, e uno di loro, diventando ovulo, offrirà le basi fisiche per il concepimento. Quest’ovulo, incontrando lo spermatozoo più compatibile a livello vibratorio, permetterà ad una nuova vita di essere creata; ma l’eredità matrilineare è molto più complessa: l’ovulo accoglie la metà del patrimonio genetico, il quale unendosi all’altra metà proveniente dall’uomo, costituisce la ricchezza del nucleo cellulare.

Per comprendere appieno la ricchezza dell’eredità matrilineare è necessario sapere che una cellula non è composta unicamente dal nucleo, ma anche da svariate altre componenti, come il citoplasma e la parete, che sono tutti forniti dall’ovulo. Questi sono ereditati e trasmessi da donna a donna dall’alba dei tempi, e possiedono la capacità di riparare un patrimonio genetico difettoso, di fornire l’energia necessaria alle moltiplicazioni cellulari ai primi inizi della vita, e formeranno la base di tutte le cellule del futuro corpo. Il campo dell’epigenetica ci fornisce un’ampia letteratura sull’impatto della cellula sull’espressione genetica del suo nucleo.

Madre e figlia portano le memorie dello stesso lignaggio, le cellule trasmesse da innumerevoli generazioni. Antenate, che ci avete permesso di camminare su questa Terra, ci avete anche lasciato le memorie di altri tempi, di altre usanze, le cristallizzazioni cellulari delle vostre gioie e delle vostre tristezze. L’eredità materna è inscritta nelle nostre cellule, e può fungere da base di apprendimento per una trasformazione profonda.

Cosa portiamo nel nostro utero? E cosa ci comunicano le nostre ovaie? Prendiamoci un istante per percepire la loro forza, le loro parole troppo spesso soffocate. Respirando, le mani sotto l’ombelico, possiamo rendere omaggio a questa ricchezza che proviene da nostra madre, da nostra nonna e da tutte le donne che le hanno precedute. Possiamo fiorire in una consapevolezza rinnovata, nel percepire appieno questi nostri organi creativi, consapevoli che questa vita ci appartiene e che la bellezza emerge sempre da radici rinnovate, liberate e trasformate, qui, oggi, sulla nostra bella Terra, la nostra Prima Madre.

 

Cecilia Gautier
Consulente in gestione naturale della fertilità, sostegno olistico della salute intima

Articolo pubblicato sulla rivista Matrika

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