verita autobiograficaTutti abbiamo una nostra storia personale: quello che abbiamo vissuto ci forgia, e porta ad essere quello che siamo oggi.

Ma questa storia inizia ben prima di avere dei ricordi, inizia dal nostro concepimento, dalla nostra prima cellula, e ancora prima dalla nostra storia familiare.

Questo inizio della vita, come genitori, non è sempre facile raccontarlo ai nostri figli. Può essere per pudore, timore. Può essere che ci sollevi emozioni ancora dolorose.

Perché per tante famiglie, concepire non è stato facile.
Lo vedo tutti i giorni nel mio lavoro di sostegno naturale della fertilità: possono esserci stati dei protocolli medici, la fecondazione assistita.
In alcuni casi, anche la donazione di ovulo o spermatozoo. Altre volte, il concepimento viene naturalmente, ma dopo un vissuto che può essere faticoso.

E in questi casi, ci si può chiedere, come genitori, se e quando è opportuno raccontarlo ai propri figli?
Come dato rilevante medico, ma anche come storia sia familiare che autobiografica.
Se mantenerlo un segreto, oppure se trovare dei modi per creare un “racconto familiare” che anche i figli possano progressivamente integrare e capire.

Questa è la sfida che ha rilevato la pedagogista Emily Mignanelli: parlare della verità autobiografica, dell’importanza del raccontare ai propri figli la loro storia, e aiutare i genitori a farlo tramite un gioco.

Chi mi conosce sa quante energie dedico, nella formazione, le consulenze e la divulgazione, ad informare sulle alternative alla Procreazione Medicalmente Assistita, sui rischi, e sul fatto che, in molti casi, non è necessaria.

Ma le statistiche rimangono un dato di fatto: 1 bambino su 20 nasce dopo una fecondazione assistita, circa 115 000 bambini in Italia che ora hanno tra i 3 e i 10 anni (*).

Le coppie sono seguite in modo abbastanza ravvicinato prima della gravidanza, e posso vedere quotidianamente la grandissima sofferenza insita in quei percorsi.
Ma poi? Il sostegno specifico legato al vissuto della PMA non viene più accompagnato in gravidanza, puerperio, e oltre.
Ma il vissuto familiare, i ricordi, le cicatrici psichiche e relazionali, spesso rimangono.

Tutto questo fa anche parte della storia del bambino, la loro verità autobiografica, e come lo dice molto bene la mia insegnante psicoterapeuta sistemica francese specializzata in infertilità:
i genitori possono raccontare al figlio, da un’età molto precoce e con le parole idonee, la storia del loro arrivo sulla Terra, ed avere cosi l’occasione di rielaborare ed integrare il loro vissuto, e di non alimentare un “segreto familiare” che potrebbe pesare molto nella linea inter-generazionale.

So che questo tema è molto complesso. Che ci sono tantissimi modi per approcciarlo, viverlo, e sostenerlo. E che non esistono verità assolute, ma siamo tutti in cammino per trovare il nostro modo di approcciarlo, a volte con dei punti di vista diversi.

Augurandoci il coraggio di toccare i temi spinosi,

Cecilia Gautier

(*) Ministero della Salute, Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita – Attività dei centri procreazione medicalmente assistita anno 2022 https://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=1740405197.pdf

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