2Regolarmente, quando vedo una coppia con infertilità, mi chiedo se avrebbero concepito prima se non fossero stati ipermedicalizzati.

Faccio una premessa e vi spiego meglio il perché qui sotto…

Oggi, in questo tempo di fine agosto, nella preparazione alla ripresa delle attività a settembre, vorrei fare una cosa per me un pò insolita: parlare del momento che sto vivendo.

Ogni anno, necessito di partire d’estate.
Di ritrovare il viaggio e una vita nomade;
la natura e un tempo sufficiente a cogliere le piante aromatiche e officinali.
Senza aspettative. Senza necessità di dover essere produttiva o pensare al futuro e ai progetti a cui tengo.

Oggi, tornando, mi rendo conto che è proprio questa la difficoltà nel quotidiano: accettare di non avere il controllo su nulla. L’unica cosa che possiamo coltivare, è la capacità mantenere equilibrio e armonia interiori di fronte agli accadimenti della vita, qualsiasi siano le sfide che rappresentano.

Vi racconto tutto ciò perché questo è proprio lo scoglio principale che riscontro nelle sessioni individuali e di coppia.

Vedo la resistenza in tante donne nello STARE, nell’OSSERVARE, prima di INTERVENIRE.
Nel dare un tempo GIUSTO e SUFFICIENTE al sostegno.

Tante donne e coppie arrivano da me, spesso dopo anni di altri percorsi in ricerca di gravidanza.

E purtroppo, raccontandomi le loro storie cliniche, mi chiedo frequentemente se il loro sogno di diventare genitori si sarebbe avverato più rapidamente se non avessero fatto niente.

In alcuni casi specifici, ho la certezza che si siano zappati sui piedi. Vorrei descrivervene 2:

Ginerva:
Viene da me, con il marito, dopo 4 anni di ricerca di gravidanza, con una storia di cicli molto lunghi. Ha visto 5 ginecologi. Il primo le ha prescritto del progesterone da prendere dal 15° giorno del ciclo, che prende da 2 anni. Gli altri 4 ginecologi non hanno detto nulla di diverso.
In prima consulenza, capisco subito che questa donna non ovula da 2 anni: da quando prende questo farmaco in questo modo, che le impedisce l’ovulazione.
In questi 2 anni, non ha avuto la possibilità di rimanere incinta, per via di un farmaco preso al momento sbagliato.

Carolina:
Ha 41 anni, e negli ultimi mesi ha fatto una FIVET, senza successo. Non desiderava farla, ma le hanno detto che non ha scelta. Desidera prepararsi per la prossima FIVET.
Vediamo in prima consulenza che non è vero che non ha scelta, e che anzi, nella sua situazione specifica le probabilità di gravidanza potrebbero essere maggiori con un sostegno naturale che con la fecondazione assistita.
Dopo alcuni mesi di percorso integrato, concepisce naturalmente.
La gravidanza prosegue bene fino ad una nascita in salute.

Su cosa invito a riflettere in caso di infertilità?

1. Serve fare un passo indietro e tornare alla fisiologia: come funziona la fertilità? Quali sono i blocchi che la impediscono, e come si rimuovono? Prima di fare qualsiasi cosa.

2. Non si possono separare le varie parti della persona: come si può sforzatamente chiedere ad un ovaio di agire in un certo modo, se non si considera la donna, nel suo insieme fisico, emotivo, mentale, relazionale e spirituale?

E quindi, cosa possiamo fare?

Spesso in ricerca di gravidanza, c’è bisogno di tornare alla base, prima della medicalizzazione, e, quando questa è necessaria, senza sfociare nell’ipermedicalizzazione cieca.

Ed è anche per questo che il 50% degli utenti che seguo sono professionisti sanitari: soprattutto medici e ostetriche, ma anche osteopate, psicologhe, fisioterapiste, infermiere,… Perché sono i primi a capire la necessità di approccio integrato.

Augurandovi una felice fine dell’estate,
Cecilia Gautier

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