L’etichetta “infertile” viene assegnata in modo molto, molto facile alle coppie. Basta poco: un anno di rapporti non protetti (oppure, secondo un’altra definizione, un anno di rapporti mirati), e arriva la “diagnosi”.

20200101_173757Il problema è che la diagnosi d’infertilità viene data con il solo fattore tempo, anche senza che ci siano delle spiegazioni mediche o scientifiche al fatto che una coppia non abbia ancora una gravidanza dopo un anno di ricerca. Per alcuni, le possibili cause sono forse state individuate (entrambe le tube chiuse, assenza totale di spermatozoi,…) o valutate (endometriosi, spermiogramma insufficiente, fortissima irregolarità mestruale come in caso di sindrome dell’ovaio policistico,…).

Per altre coppie invece, cade la diagnosi di “infertilità inspiegata”, come un macigno che devono poi portarsi addosso, a volte per anni.

Ma si tratta realmente di una diagnosi? Il concetto di tempo che passa è una diagnosi medica, cosi, senza spiegazione?

Credo che le parole abbiano un peso, e questo peso è ancora più forte quando vengono dette da persone con autorità, potere e conoscenza, come il personale medico. L’ho visto regolarmente nei percorsi di coppia: spesso questa parola “infertilità” è stata devastante, ma anche il modo nel quale è stata detta, e il fatto che l’unica alternativa proposta sia stata un percorso di fecondazione assistita omologa o eterologa, senza dare spazio ad altre vie o possibilità.

Propongo quindi di eliminare la parola infertilità, e di usare invece “ipofertilità”. Questo termine rispecchia il fatto che esistano vari livelli diversi di fertilità di coppia, che il tempo per conseguire una gravidanza può essere variabile per ogni coppia, e che se la fertilità è bassa, allora può essere potenziata (anche in modo naturale o perlomeno rispettando la fisiologia naturale).

Da qualche decennio ormai abbiamo tanti studi scientifici che dimostrano che raramente la difficoltà di concepimento è inspiegata. Abbiamo anche gli strumenti per indagare in modo rispettoso, tramite la conoscenza e l’osservazione del ciclo mestruale (con il metodo sintotermico o altri metodi naturali di gestione della fertilità).

Il problema è che questa conoscenza non è ancora stata veicolata nelle università di medicina e ostetricia, e neanche nella pratica medica corrente, e ci vorranno tanti anni perché lo sia. La prima formazione all’avanguardia è stata organizzata all’Università di Medicina di Lione in Francia 2 anni fa sul ripristino della fertilità, proprio per completare le conoscenze dei medici, delle ostetriche e delle insegnanti dei metodi naturali. Si spera che altre università francesi e italiane possano seguire questo esempio.

Nel frattempo, la mia proposta è:

– Se sei una coppia in ricerca, di trovare gli operatori (sanitari ma anche olistici) che abbiano questa conoscenza specifica e possano accompagnarvi nel capire il vostro corpo, i suoi andamenti ciclici, le possibili spiegazioni alla difficoltà di concepimento e i passi per potenziare sia la salute generale e il benessere che la fertilità.

– Se sei un operatore (sanitario o olistico), di formarti specificamente sull’argomento, per acquisire nuovi strumenti di accompagnamento delle coppie, senza aspettare nuove linee guida ufficiali. Perché delle vie alternative alla fecondazione assistita sono possibili per la maggioranza delle coppie, ed è un delitto che non ne siano a conoscenza e non abbiano la piena possibilità di scegliere con consapevolezza la strada che preferiscono percorrere.
Se in questo momento senti la vocazione ad approfondire e accompagnare le coppie in questo senso, sappi che il tuo contributo serve, perché tantissime sono le persone che cercano risposte diverse e un percorso naturale e rispettoso della loro fisiologia.

Augurandovi un utero felice,

Cecilia

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